CHI SONO

Carlo Zoppi
ritratto

Carlo Zoppi
Artista – Fotografo

Biografia

Carlo Zoppi, classe 1964, fotografo autodidatta, guidato dalla passione e dall’istinto, dice di sé che in quasi tutte le sue attività ha cominciato a studiare da grande, per dare un senso logico ai suoi lavori: questo lo ha portato a trasformare un hobby in un’attività artistica e professionale.

Tramite la fotografia, da decenni, presta i propri occhi a chi non riesce ad osservare particolari, momenti, dettagli del mondo circostante.

Coglie quell’esatto momento in cui i dettagli che lo colpiscono sono più vivi e ne mantiene la realtà, a volte portandola al limite dell’astrazione, per offrirla a chi, per superficialità, fretta, oppure assenza fisica, non può vederli.

Questo differenzia i suoi scatti dalla classica cartolina: lui invita a guardare nel paesaggio, non il paesaggio, o ad entrare nei dettagli di un viso, di un fiore o di un oggetto, invece che ammirarne l’aspetto esteriore, contrariamente a quanto richiesto dalle tendenze moderne che privilegiano le apparenze con l’esaltazione della bellezza effimera.

In vari decenni di scatti ha unito la creazione di scatti spesso ermetici o apparentemente astratti, ad una ricerca del reale, fino ad avvicinarsi all’iperrealismo pittorico, per trovare “il vero” nelle immagini, come risultato di una presa di coscienza che va di pari passo con la sua costante ricerca del proprio sé in un percorso di introspezione.

Il correre del tempo, anche verso la fine dell’esistenza, rappresenta una sua ossessione e lui si impone di muoversi con passo lento per cristallizzare momenti, situazioni, particolari emozionanti, sempre percepibili nella sua ricerca artistica.

A partire dal 1996 ha esposto in varie mostre personali e collettive.

Sue fotografie sono esposte presso gallerie d’arte e luoghi pubblici e presenti in collezioni private ed enti istituzionali (tra cui Provincia di Ancona, Ente Parco Naturale del Conero, Fondo Malerba per la Fotografia), altre sono state pubblicate su riviste del settore agroambientale, su Plein Air, nell’annuario dei fotografi italiani “Foto Annual 1994” e su siti d’arte online.

Negli ultimi anni gli sono stati commissionati lavori nel campo della fotografia industriale e della ritrattistica, ambito in cui si avvale anche di uno studio attrezzato e dotato di un ampio parco luci (flash e luci continue).

Artist statement

La fotografia è lo strumento che utilizzo per esprimermi artisticamente, alla ricerca di elementi di riflessione.

Il mio lavoro è permeato da una ricerca introspettiva, sul significato dell’esistenza, dei segni che lasciamo nel mondo e di come lo modelliamo o ne siamo modellati, ma anche dal costante pensiero della morte e di cosa posso lasciare ai posteri.

Nell’impormi di non essere fagocitato dall’incessante scorrere del tempo, mi muovo con passo lento per cogliere momenti spesso irripetibili che trovo in spazi ampi, ma anche in piccoli particolari.

Creo le mie opere spesso applicando le logiche del pensiero laterale, quindi osservo in punta di piedi, per non disturbare.

La loro destinazione di elezione è quella degli amanti dell’”interior design”, dei collezionisti e di chi apprezza la “fine art”, in quanto si prestano anche a ripetute letture ed osservazioni, da cui emergono sempre nuovi elementi di interesse e di riflessione.

Le mie immagini artistiche risaltano stampate su alluminio o carte di alta qualità e a dimensioni medio grandi e possono essere apprezzate da chi ama il bello, sempre presente in quanto ci circonda, ma che spesso non riusciamo a percepire, proprio per la velocità che opprime la nostra vita.

Opere

La produzione artistica di Carlo Zoppi comprende opere singole e progetti (serie), in parte definiti e in parte in evoluzione.

Tra le serie più note ci sono le seguenti.

La serie “Hills”, realizzata in bianco e nero, eliminando le emozioni favorite dal colore presente nella classica cartolina fotografica e concentrando l’attenzione sui tratti distintivi del lavoro dell’uomo sulla natura, accompagna lo spettatore ad una osservazione più meditata del mondo che ci circonda, invitandolo a fermarsi a guardare con attenzione.

 

La serie “Bubbles” appartiene ai progetti di ricerca concettuale e si presta a varie interpretazioni.

Nel susseguirsi delle immagini l’autore vede il ciclo della vita, della morte, del ripetersi sempre simile, ma mai uguale, del percorso dell’umana esistenza e di ogni osservatore, come riporta nei titoli dati ad ogni immagine.

 

La serie “Closeup” è l’anello di congiunzione tra una visione ampia del paesaggio, come ad esempio nella serie “Hills” e la ricerca concettuale di significati in alcuni particolari presente nella serie “Bubbles”.

In queste immagini c’è uno specifico punto di vista che porta dentro ad un determinato ambiente o a dettagli di elementi che hanno attirato l’attenzione dell’artista.

In questa serie si aprono le porte al colore e all’astrattismo.

 

La serie “Ritratti” sposta l’attenzione dell’artista sull’essere umano.

Nel ritrarre volti, parti del corpo, figure intere, gioca con la luce e con i dettagli, spesso esaltandoli, al contrario di chi cerca di nascondere rughe o altri particolari, nell’effimera ricerca di un’immagine patinata, troppe volte lontana dalla reale essenza della persona ritratta.

 

La serie “Morte viva” è intimamente legata al desiderio dell’autore di lasciare delle testimonianze ai posteri.

Ecco che un elemento apparente morto, perché ormai non più utile o funzionale, viene immortalato in uno scatto e quel poco che rimane di un frutto, di una macchina, di un seme diventa ricordo del passato e segno di speranza per il futuro.

Nulla è morto finché resta nella nostra memoria.

 

La serie “Dancing in the dark” ha stimolato la fantasia dell’artista che descrive così il suo lavoro: “… Dietro di me, nel buio, si consumava una candela alla citronella che avevo usato a cena per tenere lontane le zanzare… Ecco che apparve Lei (Fiamma, quello è il suo nome) che aveva danzato davanti ai miei occhi che non vedevano, ma anche davanti alla mia fotocamera che invece, fortunatamente (?) aveva fissato i suoi movimenti, le sue pause, i suoi slanci, le torsioni, le piroette, i raccoglimenti e le distensioni in un fluttuare etereo fino al momento in cui si è stesa a terra, stanca ma felice di aver ballato solitaria nella notte fonda…”

40 ANNI DI SCATTI

Carlo Zoppi nasce ad Ancona nel 1964 ed  eredita dal padre Mario (conosciuto come “Ivo”) l’interesse per la fotografia.

Mario scattava foto di famiglia usando macchine a rullino e polaroid e filmava scene di vita e viaggio negli anni 60 e all’inizio degli anni 70 del secolo scorso, poi una prematura scomparsa lo allontanò dai suoi cari.

Carlo trovò da ragazzo una di quelle macchinette e comincio a scattare.

Con alcuni risparmi comprò la sua prima reflex e pian piano aggiunse vari obiettivi per dare il taglio giusto alle immagini che vedeva imprimersi prima nella sua mente che sui negativi e poi sulle diapositive.

Qualcuno cominciò a fare degli apprezzamenti sulle foto che Carlo faceva sviluppare senza intervenire in alcun modo perché già allora privilegiava il colore.

Un giorno, un fotografo professionista chiese di poter vedere meglio alcune semplici 10 x 15 che lui incorniciava su dei passe-partout neri per suo piacere personale.

Gli disse che c’erano cose interessanti e questo lo stimolò a migliorare tecnica e attrezzatura, entrando nel mondo Nikon.

Come in quasi tutte le proprie attività si mosse da autodidatta, sperimentando, visitando mostre, cercando di capire cosa gli piaceva di più.

Poi alcuni amici gli chiesero di immortalare i loro matrimoni.

Lavoro impegnativo per un novellino, ma i risultati furono soddisfacenti e fece alcuni lavori anche per uno studio fotografico di Ancona

Da qui a presentare le proprie opere in alcune mostre il passo fu breve e in diversi acquistarono sue immagini.

“Foto Annual 1994” pubblicò un suo scatto nell’annuario dei fotografi italiani.

Altre immagini furono utilizzate per alcune attività promozionali e pubblicate anche su riviste, tra cui Plein Air ed alcune sono conservate in collezioni private, presso la Collezione della Provincia di Ancona, al Centro Visite del Parco del Conero e alla scuola Silvio Pellico di Camerano.

Sue foto vennero pubblicate su riviste a tiratura nazionale, per documentare articoli tecnici di cui Carlo era autore, mentre altre vengono tuttora inserite in perizie professionali eseguite per la Magistratura o per altri committenti.

A metà degli anni 90 fu tentato di buttarsi professionalmente nel mondo della fotografia, ma alcune situazioni contingenti lo fecero desistere.

Nonostante questo, una o più macchine fotografiche lo hanno sempre seguito in passeggiate e viaggi.

Con l’avvento del digitale perse il piacere della stampa, ma continuò ad archiviare migliaia di immagini, perché lui ha sempre preferito la parola “immagine” a fotografia…

L’elaborazione dei file grezzi (RAW) memorizzati dalle macchine in fase di scatto ha rappresentato una notevole svolta nella visione che Carlo ha sempre avuto rispetto alla gestione delle immagini.

Da persona pronta a mettersi in gioco e a rivalutare le proprie opinioni, quasi alla fine del 2020 si è accorto che fino a quel momento aveva sottovalutato una marea di potenzialità nel campo della fotografia.

Lui era abituato a vedere un’immagine, cercare di immortalarla con uno scatto e poi a tenerla o buttarla basandosi sul risultato elaborato automaticamente dal programma che permette la visione con il computer.

Quindi, parti sfuocate, sovraesposte, sottoesposte, o con altri apparenti difetti andavano irrimediabilmente nel cestino.

Poi l’illuminazione: aprire un file grezzo (RAW) era come prendere una pietra per uno scultore! Dentro il blocco di marmo c’è l’opera che va tolta dall’involucro, nel file RAW c’è tutto quello che il fotografo ha visto o che gli è sfuggito, ma era lì in quel posto e in quel momento!!!

Usando i software di sviluppo era ed è possibile correggere quello che il software arbitrariamente fa o non fa emergere: tanti scatti non sono sbagliati, ma semplicemente male interpretati dalla logica informatica delle fotocamere e dei centri di sviluppo.

Quindi, l’arte non è solo fermare l’immagine, ma cesellare i singoli codici numerici che formano i pixel dell’immagine.

Una conferma ulteriore gli viene dalla lettura di una considerazione scritta da un fotografo: “Ormai non basta più saper scattare. Un buon fotografo lo riconosci dall’editing delle sue foto. Senza un buon editing le foto non sanno più di niente. È il mondo che va avanti.”

Un nuovo mondo si apre a Carlo Zoppi che inizia una nuova avventura fatta di scoperte e di proposte, senza mai manipolare le immagini, ma dando solo risalto alla realtà, troppo spesso nascosta delle cose.

Oggi le sue opere sono esposte in vari luoghi e gallerie d’arte, come anche in collezioni pubbliche e private.

Il suo studio, nel quale collaborano anche i suoi figli Ivo e Vanni, si trova a Jesi, dove è possibile vedere i suoi lavori, ordinare delle opere, acquistarle direttamente, ma anche farsi fare un ritratto, che non sarà mai banale!